LENTI A CONTATTO PER OCCHI SECCHI: TI CONSIGLIAMO QUELLE ADATTE A TE!

LENTI A CONTATTO PER OCCHI SECCHI?: TI CONSIGLIAMO QUELLE ADATTE A TE!

Sapete com’è fatta una lente a contatto?

Semplificando al massimo, è un dischetto gelatinoso del diametro di poco più di un centimetro e dello spessore di pochi decimi di millimetro. Il materiale, però è davvero particolare. Non è vetro né plastica, e non ha neanche una forma ben precisa.  Il materiale più simile a quello delle lenti a contatto “morbide”, sia che durino un mese che un giorno, è quello delle “perle d’acqua”, quelle palline per mantenere idratate le radici delle piante.

Le conoscete? Sono sferette dure di uno o due millimetri, che si vendono in bustine da pochi grammi nei negozi di fiori.

Queste palline, immerse in acqua, si gonfiano di oltre cento volte fino a diventare di 1 o 2 centimetri. Sono gelatinose, scivolose, danno sensazione di bagnato, e come le più nobili “cugine” lenti morbide, sono del tutto innocue.

Per i più curiosi posso aggiungere che anche ingerendole non si corre nessun rischio, in quanto il materiale non viene attaccato dai succhi gastrici. Se però qualcuno vuol proprio farsi un’insalata di palline di gelatina, può ordinare delle perle di tapioca: chi le usa le apprezza molto.

Ma torniamo alle nostre lenti a contatto: anche se nascono “dure”, come le perle d’acqua, per l’utilizzo devono essere morbide, idratate da diverse ore di immersione in soluzione salina, ed infatti si vendono idratate, in contenitori con soluzione fisiologica.

Quando si mettono nell’occhio le lenti a contatto hanno una percentuale di acqua che varia dal 30 al 70 %, e quando acquisto una confezione di lenti a contatto sono ben certo di quello che sto acquistando, in quanto le lenti a contatto, assimilate per normativa produttiva ai farmaci, hanno l’esatta descrizione dei loro componenti, oltre alle altre indicazioni, scritte sulla confezione.

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LACRIME E LENTI A CONTATTO

I problemi cominciano dopo, quando le lenti a contatto stanno nell’occhio.
La percentuale di soluzione fisiologica che entra nella composizione della lente, viene poco per volta sostituita dalle lacrime presenti nel sacco congiuntivale.

Ma le lacrime, si sa, sono liquidi fisiologici e la loro composizione è quanto di più variabile si possa pensare. Le lacrime sono un liquido molto complesso e sono un vero e proprio “tessuto fisiologico liquido”, al pari del plasma, del sangue o del liquidi interstiziale, con tutto le variazioni e le patologie dei nostri tessuti biologici.

Una lente idrofila, una volta indossata, deve fare i conti con le nostre lacrime.

Se l’occhio produce poche lacrime le lenti a contatto peggiorano la situazione, perché al poco liquido disponibile, ne sottraggono ancora per mantenere la propria idratazione, (il cosidetto “occhio secco”).

Se poi le lacrime sono in quantità soddisfacente, possiamo dire che la lente che abbiamo immesso nell’occhio, dopo qualche minuto di uso, è di buona qualità.

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LA QUALITÀ DELLE LACRIME

La qualità delle lacrime non solo è analizzabile, ma da un lato la natura, dall’altra la ricerca biologica sostenuta dalla nanotecnologie ci mettono a disposizioni rimedi specifici per risolvere qualsiasi problema.

In generale, possiamo dire che ogni occhio rappresenta un microcosmo e che non esiste una lente che vada bene sempre per tutti gli occhi, ma normalmente a questo un rimedio c’è.

Se si preleva una goccia di liquido lacrimale e si analizza al microscopio, si può con buona approssimazione determinare il tipo di dislacrimia presente, e suggerire l’integratore lacrimale più opportuno.

Non c’è oggi nessun vero impedimento, in caso di necessità, per utilizzare lenti a contatto, né le più gravi sindromi da occhio secco, né alterazioni gravi delle ghiandole oculari sono oggi impedimenti assoluti, ma per ogni tipo di persona è diverso e specifico.

Il primo passo, in caso di problemi, è un’attenta visita specialistica ed un’analisi del film lacrimale.

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